Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi economica. Mostra tutti i post

giovedì 9 settembre 2010

Proteste in tutta europa


Mentre eravamo all'estero abbiamo avuto modo di sfogliare un giornale locale in distribuzione gratuita presso le stazioni della metropolitana.

In seconda pagina al centro campeggiava l'interessante trafiletto sul campionato di sedie da ufficio (quelle con le rotelle) che ha avuto luogo di recente in germania, con tanto di foto di un partecipante.

Già.

Vediamo invece a cosa si poteva dare un po' più di spazio..


Francia, un milione in piazza

Un milione di persone, o 2.7 milioni per gli organizzatori, raccolte in circa 200 cortei in tutta la Francia, hanno partecipato alla marcia di protesta contro la riforma delle pensioni voluta da Sarkozy.

Già a maggio una prima manifestazione di cui avevamo dato notizia quiaveva avuto successo.

Sarkozy ha dichiarato che indietro non si torna e che un ritocco della riforma è "fuori questione".

Uno degli obiettivi della tanto contestata riforma è l'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 62 anni, il che evidentemente aiuta i conti pubblici, dal momento che ogni anno di pensione rimandato è un anno di stipendio pagato dall'azienda e un anno in meno pagato dallo stato.

Moltiplicate tutto per il numero di cittadini coinvolti ed avrete un'idea delle dimensioni della fregatura.
I francesi non demordono e i sindacati hanno indetto una nuova manifestazione per il 23 settembre ed altre iniziative per il 15 settembre.


Anche a Londra non scherzano

Metropolitana ferma a Londra

A Londra ha preso il via lunedì alle 17 uno sciopero di 24 ore dei dipendenti della metropolitana che ha creato ieri grossi disagi. A spingere i sindacati a indire lo sciopero - al quale potrebbero seguirne altri - è stato il piano di licenziamenti di 800 addetti alle biglietterie deciso da London Underground.


E anche in Spagna si organizzano

Mobilitazione in Spagna

I principali sindacati spagnoli, Ccoo e Ugt, hanno indetto uno sciopero generale il 29 settembre per protestare contro la riforma del mercato del lavoro voluta dal governo socialista (avevamo dato notizia qui).

La riforma punta a rendere meno rigido il mercato del lavoro nel tentativo di far fronte alla disoccupazione record (più del 20%), riducendo le indennità di licenziamento e i sussidi di disoccupazione.

Già.

E nel frattempo, in Grecia preferiscono le vie più pratiche


Grecia, camion assediano parlamento per protesta
da swissinfo

ATENE - Decine di autocarri sono stati parcheggiati stamani davanti al parlamento, nel centro di Atene, per protestare contro la politica di liberalizzazione del settore annunciata dal governo. I camionisti avevano chiesto un periodo di transizione più lungo, ma si sono visti rispondere no.

La manifestazione coincide con uno sciopero di quattro ore dei trasporti urbani, suburbani e ferroviari contro le riforme annunciate.

Anche in questo caso ne avevamo parlato qui.

Forse i camionisti greci leggono le news economico/finanziarie?


Grecia: peggiora recessione, Pil a -3,7% secondo trimestre

ATENE - Nel secondo trimestre del 2010 il Pil greco si è ridotto del 3,7%su base annuale, più del previsto secondo l'ufficio centrale di statistica nazionale.

Rispetto ai tre mesi precedenti la flessione è stata dell'1,8%.

Le stime iniziali parlavano di una riduzione del Pil nel secondo trimestre, su base annua, del 3,5% e rispetto al periodo precedente dell'1,5%.

Il peggioramento della situazione è dovuto ad un crollo dei consumi ridottisi del 5,1% e degli investimenti in fixed assets ridottisi del 18,6%.

Recentemente il ministro delle finanze Giorgio Papaconstantinou aveva detto di ritenere che nel 2010 la recessione sarebbe stata inferiore al previsto, ovvero sotto il 4%.


In effetti, aggiungiamo noi, era piuttosto prevedibile che si manifestasse uncrollo dei consumi.

Non c'e' bisogno di essere economisti per comprendere che:

* con le tasse che aumentano (la cura del FMI e dell'UE)
* con i servizi pubblici che diminuscono
* con il rallentamento dell'economia

le persone di qualunque stato hanno meno soldi in tasca. 

E, se hanno meno soldi in tasca, comprano meno cose. Il che riduce il gettito fiscale, per esempio da IVA, ma soprattutto con meno acquisti le aziende venderanno ancora meno, e dovranno abbassare i prezzi o ridurre il personale, e.... etc etc etc.

La classica traiettoria della depressione.


E così, in Italia


FMI: domanda privata in diminuzione
Anticipazioni dal World Economic Outlook di autunno del Fondo Monetario Internazionale via finanzaonline: "...il programmato consolidamento fiscaleindebolisce la domanda privata. Le nuove stime del Fmi sono di una crescita dell'1% nel 2011, lo 0,1 per cento meno rispetto a quanto precedentemente stimato. Per il 2010 le stime rimangono invece di una crescita dello 0,9%"

In parole normali, il "consolidamento fiscale" sta per

* tasse che aumentano
* servizi pubblici che diminuscono

e una minore competitività significa

* rallentamento dell'economia


e per tutta risposta...



Sindacalista fischiato

TORINO - Dopo le proteste contro il presidente del Senato, Renato Schifani, una nuova violenta contestazione alla Festa Nazionale del Pd colpisce Raffaele Bonanni. Accolto da fischi, lancio di banconote finte e dallo striscione 'Marchionne comanda e Bonanni obbedisce', il leader della Cisl, appena salito sul palco di piazza Castello, viene sfiorato da un fumogeno che non lo ferisce.


ma soprattutto


Letame alla festa della lega

Lancio di letame avvenuto alla festa di Cuveglio (paese della Valcuvia), durante la visita del ministro della Lega Umberto Bossi. I sacchetti di letame sono piovuti sulla pista da ballo poco prima della mezzanotte, a circa una trentina di metri dal tavolo dove il ministro era seduto con la famiglia e alcuni colonnelli del Carroccio, tra cui il deputato Marco Reguzzoni, la vicepresidente del senato Rosi Mauro, il consigliere regionale Giangiacomo Longoni e sei sindaci della zona, costringendo il gruppo musicale a interrompere la propria performance.

Già.

Italiani, eterni secondi.

Saluti felici

Felice Capretta
Ti potrebbero anche interessare:


sabato 8 maggio 2010

NON DOBBIAMO SOPPORTARE LE INFAMIE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

DI URIEL
wolfstep.cc/

Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: “timorato di Dio”, si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste “terribili conseguenze” erano pure menzogne.

Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c’e’ nessun babau, uomo nero, non c’e’ nessun inferno se guardo un bel culo.

Perche’ ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. LA temeva perche’ sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.

Ogni sistema di potere che intenda essere vessatorio alimenta, per forza di cose, un sistema di simili bugie. Compreso il sistema finanziario attuale. Tali bugie, che servono a tenere in piedi il sistema stesso, hanno come scopo quello di non lasciarci fare quello che vorremmo, o meglio, cio’ che il sistema stesso teme.

Prendiamo il caso della Grecia. Che cosa sarebbe successo che anziche’ richiedere il “prestito” UE lo avesse rifiutato categoricamente? Sarebbe andata in default? No, in default c’e’ gia’: il loro primo ministro ha gia’ ammesso di non avere liquidita’ per onorare le scadenze. La grecia, quindi, E’ in default.

E allora cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che le sarebbero stati negati ulteriori prestiti dai mercati. Aha. E invece, adesso che arriva il prestito UE, pensate davvero che i mercati finanzieranno ancora la Grecia?

Un tizio mi dice che, fallendo senza pagare i creditori, la Grecia non avrebbe piu’ trovato alcun finanziatore e quindi avrebbe dovuto mantenere il disavanzo allo 0%. Invece cosi’, dovra’ accettare le condizioni dei turboliberisti di FMI, e il disavanzo dovra’ essere addirittura negativo, ovvero dovranno fare anche dei tagli.

Insomma, alla fin fine che cosa sarebbe mai successo se il governo greco avesse detto “ciao ciao, stupidi voi che non avete controllato i nostri conti, e due volte stupidi perche’ ci avete aiutati a falsificarli”?

NIENTE.

Se la Grecia non pagasse il debito, mandando in culo i creditori, non le succederebbe NIENTE di peggio di quanto le succedera’ gia’. Non c’e’ alcuna ragione per la quale i greci dovrebbero accettare il prestito. Non c’e’ alcuna ragione per la quale dovrebbero chiederlo.

Ma c’e’ di piu’: le banche proprietarie del prestito potrebbero addirittura rivolgersi ai certificatori dei bilanci greci, e alle agenzie di rating, chiedendo loro per quale motivo un rating cosi’ alto sia stato dato ad una nazione dai bilanci palesemente falsi.

Non solo i greci potevano fregarsene e tirare dritto senza peggiorare la gia’ critica situazione di una virgola, ma potevano farla pagare cara proprio agli speculatori.

Circolano in giro terribili anatemi, simili ai babau ed all’uomo nero, sulla serie di bibliche disgrazie che accadrebbero se le nazioni occidentali dichiarassero default. Volete sapere cosa succederebbe?

NIENTE.

Tempo fa, quando inizio’ il credit crunch, si diceva che alcune aziende andassero salvate perche’ erano “Too Big to Fail”. Alcune erano cosi’ grandi che si scopri’ come alcuni stati non potessero nemmeno aiutarle: “Too Big to Bail”. Bene, signori, cosa dire delle nazioni del G8?

Sapete cosa dire? “Too Big to Fuck With”.

Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, potrebbero semplicemente dichiarare sin da ora che non pagheranno i debiti e non restituiranno i bond. E che rifiuteranno qualsiasi prestito, aiuto, qualsiasi cazzo di cosa.Sapete cosa succederebbe?

NIENTE.

Si dice che cosi’ facendo le nazioni mancherebbero ad un loro dovere verso i propri cittadini. Ma non e’ esattamente cosi’ che stanno le cose.

Prendiamo per esempio il debito italiano. Esso e’ spalmato in titoli che vanno dai pochi mesi a 30 anni. Dove si trova la speculazione? Ovviamente, nei titoli a breve termine, quelli che hanno un rientro entro pochi mesi.

La media dei nostri titoli ha scadenza a 7.6 anni. Il genio di Tremonti ha consolidato il debito alzando la media delle scadenze OLTRE la durata di un governo. Trappola micidiale.

Questo governo ha ancora, nella migliore delle ipotesi, 3 anni di vita. Supponiamo che Tremonti annunci che non restituira’ il capitale dei titoli in scadenza, per tutti i prossimi tre anni. Sapete cosa succedera’?

NIENTE.

Tutti coloro che hanno titoli che scadono DOPO il governo attuale, infatti, sceglierebbero una via prudente, e se li terrebbero in tasca sperando che il prossimo governo decida diversamente. Verrebbero colpiti solo coloro che hanno comprato CDS e buoni del tesoro a breve, cioe’ gli speculatori. Chi ha investimenti che scadono a lungo termine, per esempio, continuerebbe a sperarci.

Voi direte: ma isolerebbero il paese. Ma ci butterebbero fuori dai circoli finanziari. Davvero? Se riuscissero a convincere tutti quelli che hanno titoli a piu’ di tre anni, per esempio, potrebbero. Ma Tremonti potrebbe dire, che so io, “quest’anno non paghiamo nessuno, dal prossimo anno ricominceremo”. Poiche’ si tratta di debito storico, di per se’ non ci sarebbe bisogno di rinnovarlo.

Possiamo anche uscire dal caso italiano, e supporre che una decina di nazioni (Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, UK, Austria) decidano di non pagare il debito, se non ai propri cittadini risparmiatori, identificandoli attraverso il canale di vendita. Nel globale, il debito si ridurrebbe a meno della meta’.

Che cosa succederebbe?

Ancora niente.

Non esiste il babau. Non esiste l’inferno. Non si diventa ciechi a masturbarsi. Non succede niente a mandare in culo i creditori, a patto di farlo bene. Questo e’ il punto.

La cosa che nessuno vuole sentir dire, e che nessuno vuole dire, e’ che se una qualsiasi delle nazioni del G8, o un qualsiasi gruppo di nazioni del G20 manda a ranare i creditori, non succede assolutamente niente: “Too Big to Complain”.

Guardate che cosa ha fatto Dubai. Dubai ha dichiarato che avrebbe mandato in culo i fornitori un venerdi’ prima della chiusura delle borse. Per tutto il weekend, l’emiro ha ricevuto baciaculi che sono andati ad elemosinare due spiccioli da lui. Dopodiche’, non solo ha “ristrutturato” il debito (ristrutturato significa “ti devo dieci ma di restituiro’ 4″) , ma nessuno ha protestato particolarmente.

Questa e’ la fifa blu che oggi hanno i mercati finanziari. La fifa blu degli speculatori e degli assicuratori: che qualche nazione del G8 decida “ehi, fottetevi tutti. Di aziende che vogliono il mio mercato ho la coda fuori”. Il che e’ la verita’.

Prendiamo il paese nelle condizioni piu’ disperate in Europa, cioe’ gli UK. Se compilassero i bilanci secondo gli standard UE, il loro deficit sarebbe al 170% del PIL. Supponiamo che vadano in default. Che cosa succederebbe? Succederebbe che il buon primo ministro, chiunque sia, dira’ “ehi, cocchi, se volete continuare a mettere piede nella City fatemi gli applausi, che di aziende che vorrebbero entrarci ho la coda fuori dalla porta”. Questa e’ la verita’: moltissime nazioni hanno dimensione tale per cui non solo sono “too big to fail”, e anche “too big to bail”, ma sono persino “too big to fuck with”. Troppo grosse per rompergli i coglioni.

Questo e’ il concetto principale: era cosi’ urgente “salvare” la Grecia(1) perche’ si tenesse in piedi la menzogna secondo la quale il default sarebbe un evento terrificante , catastrofico, simile a quello che avvenne in Argentina. Ma attenzione, perche’ non e’ vero: l’ Argentina al momento del deault usciva proprio da un tentativo di salvataggio dell’ FMI!

Quello che secondo me dovrebbero fare i PIGS, o PIIGS, insieme a tutti gli altri che hanno problemi di debito pubblico, e’ di riunirsi e dichiarare default tutti insieme, con la sola eccezione dei propri privati cittadini, cioe’ per quantita’ di titoli tipiche del risparmio privato.

Cosa succederebbe? Niente.

I PIIGS sono nazioni che nel bene o nel male sono proprietarie di ottimi mercati, finanziari e mercantili. Nessuno degli speculatori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno dei creditori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno al mondo vuole la recessione globale che arriverebbe se i PIIGS fossero oggetto di embarghi o sanzioni.

Questa e’ la ragione principale per la quale i PIIGS vengono affrontati uno ad uno. La Grecia prima , il Portogallo e la Spagna dopo, e poi chissa’.
Contemporanetamente, tutti i giornali ci spiegano di quale catastrofe sarebbe se la Grecia andasse davvero in default: la UE e la BCE perderebbero “prestigio politico”. Ommioddio! Ommioddio!Moriremo tutti !

Ehm. Di quale cazzo di “prestigio politico” stai parlando, fra’?

I mercati, si dice, diverrebbero instabili. Aha. E quando mai sono stati stabili? Qual’e’ la novita’? Ci divertiamo a scrivere oroscopi? “scorpione: mercati finanziari instabili”. Fico, e’ facile prenderci cosi’.

Quello che l’opinione pubblica deve fare e’ di divenire adulta. Smettere di credere nel Babau. Smettere di credere che a toccarselo si diventera’ ciechi. Smettere di credere all’uomo nero. Fare una bella riunioncina, e dire “ehi, ci avete chiamati PIIGS? Fantastico. Perche’ adesso i PIIGS vi prestano un dito, e vi mandano affanculo. E se non volete piu’ fare business sui nostri mercati, beh, abbiamo la coda , fuori dalla porta”.(2)

Ovviamente, questo produrrebbe il panico. Tutti sono come bambini, convinti che arriverebbe l’uomo nero. Tutti sono come bambini, e hanno paura del babau.

Beh, diventate grandi: non succede niente. Semplicemente, qualcuno perderebbe il suo potere,e probabilmente moltissimi dei suoi soldi.

Per quanto riguarda l’euro, se i PIIGS decidessero di uscire in questo modo, Trichet verrebbe a baciare culi per convincerli a restare dentro l’euro.

PIIGS di tutto il mondo, unitevi. Anzi: PIIGS di tutto il mondo, fallite.

Il fallimento, oggi, e’ rivoluzionario.

Chi ci rimetterebbe?

Se tutti i PIIGS decidessero di fallire insieme, semplicemente a lasciarci le penne sarebbero queste entita’ qui:

•Barlkays Bank PLC
•BNP Paribas
•Citi Group Global Markets
•Commerzbank AG
•Credit Agricole
•Credit Suisse
•Deutsche Bank
•Goldman Sachs
•HSBC France
•ING Bank NV
•JP Morgan Securities
•Merryl Lynch INT
•Morgan Stanley CO
•Nomura INT
•Royal Bank OF Scotland
•Societe’ Generale INV Bank
•UBS Ltd

Capite per quale motivo i PIIGS vanno affrontati uno ad uno: se fallissero tutti insieme, non li si potrebbe buttare fuori dall’ Euro, e come se non bastasse sarebbe la fine del sistema finanziario speculativo cosi’ come lo conosciamo.

E no, il babau non esiste.

Chissa’ cosa succederebbe se qualcuno proponesse , via internet, una riunione dei governi dei PIIGS che mandino a ranare il debito pubblico e gli speculatori tutti insieme.

Uhm… quasi quasi ci faccio un gruppo su Facebook

Uriel
Fonte: www.wolfstep.cc
Link: http://www.wolfstep.cc/2010/05/infanzia-finanziaria.html
2.05.2010

(1) In che cosa sia consistito il “salvataggio” lo sanno solo loro: le “cure” imposte alla Grecia sono molto piu’ dolorose delle conseguenze del default. Non si capisce bene che cosa ci abbiano guadagnato, i greci, a prendersi dei soldi e poi fare tagli al bilancio uguali se non peggiori di quelli che avrebbero dovuto fare uscendo dai mercati finanziari.

(2) Vi siete mai chiesti perche’ non vedete in giro marche di auto cinesi? Perche’ non vedete sportelli di banche islamiche? Perche’ non vedete catene di benzinai di petrolieri russi? Ecco: sono tutti dietro alla porta, ad aspettare.

Titolo originale "Infanzia finanziaria" visto su http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/ 

sabato 24 aprile 2010

La fine del paradigma metropolitano del XX secolo


teatro detroit
Debora vi ha appena dato un aggiornamento su Detroit. Ci metto del mio e vi passo, intanto qualche foto di detroit che spiegano, piu' di tante parole, di cosa stiamo parlando. Detroit, intendiamoci, è in decadenza da decenni. In pratica è il classico villaggio fantasma del vecchio West, riportato a scala continentale. Queste cose succedono, dovremmo saperlo bene e succedono anche velocemente ( questo lo sappiamo molto meno bene). Le città nascono, crescono si evolvono. E/o muiono quando esauriscono il loro scopo, la loro missione, il loro senso.
Non solo, abbiamo MILLENNI di Storia davanti ( o dietro?) a noi, che ci parlano di come e perchè questo succeda.
Non è finita; ci dicono anche COME succede e quanto, al massimo, può vivere una città.
Pura statistica. Sono migliaia, probabilmente, i centri urbani che nei millenni sono sorti (e sono scomparsi) sotto i piu' diversi climi, culture, religioni e paradigmi socioeconomici.
Su questi grandi numeri si possono fare osservazioni, ricercare schemi e similitudini e cercare di trarne se non qualche insegnamento, almeno qualche indicazione.
Detroit è, in questo senso paradigmatica della fine dell'industria pesante, concentrata, energivora, nel mondo occidentale. Dell'industria come base fondante della prosperita di un paese e/o elemento trainante dell'economia e della politica di un paese.
C'e' poi un aspetto a mio parere indebitamente trascurato, quanto si analizzi la crisi dei grandi distretti industriali.
Quel genere di vita, per niente corrispondente ai bisogni dell' uomo, era ed è sopportabile solo per un motivo: la personale scalata economica, alla ricerca di un benessere vero o presunto. In primo luogo si basa sui peones di ogni fede, cultura, origine, sul proletariato e sottoproletariato. Superato quel livello, al sopraggiungere della prima crisi, gli americani sono scappati dalla polvere, dallo squallore, dalla rovina.
In primo luogo, manco a dirlo, l'intellighenzia ( uff), portandosi via gli sghei.
A seguire il resto della cittadinanza.
OVVIAMENTE questo non è ANCORA successo in Cina, tanto per dire.
Ma succederà. Noi di Crisis riteniamo presto.
In realtà la città, in ultima analisi il luogo degli scambi degli incontri della cultura e, ovviamente, fulcro economico e politico locale e nazionale, è in crisi anche da noi. Via via che decentralizziamo, via via che la tecnologia ci permette di partecipare del mondo, connettendoci dai luoghi i piu' vari, via via che, anche da noi, la deindustrializzazione marcia a pieno ritmo.
Debora ha parlato di Detroit, che ha perso metà degli abitanti, negli ultimi decenni.
Avete mai provato a chiedervi quanti ne ha persi la vostra città?
Firenze, ad esempio, ha perso quasi un terzo della popolazione, dagli anni '70.
Le zone centrali probabilmente piu' due terzi. Il caro alloggi, certo.
Ma anche l'abbandono delle sedi universitarie, decentrate in orrendi comprensori nella piana e/o in periferia, la chiusura di molte imprese, industriali ed artigiane, la progressiva chiusura verso qualunque esigenza che non sia legata al turismo.
I nostri centri storici sono sempre piu' delle quinte vuote, dei simulacri da mostrare con orgoglio ai turisti. Pochi si accorgono che somigliano sempre piu' al centro di Pompei o Ercolano. Reliquie di un tempo che fu', mummificate ed imbellettate.
Un caso limite per tutti? Venezia. Nel cui centro storico non risiede che un decimo degli abitanti originari ( forse meno).
E' logico che questo succeda. Il motivo commerciale ed economico ormai gira intorno alle vetrine e non alle attività produttive. la capacità di aggregazione culturale decresce in parallelo con i fondi, l'interesse e le capacità a disposizione.
La politica, che dell'economia e della cultura è diretta filiazione, segue ed anzi anticipa vorticosamente il declino.
Quando guardiamo Detroit faremmo bene a riflettere sulle NOSTRE città, sul loro futuro, non ancora segnato ma purtuttavia ormai chiaramente tratteggiato.
Per rimanere a qualcosa che conosciamo bene e di cui ho già scritto: i romani erano orgogliosi della loro grande metropoli che ai tempi di Costantino era già tale da almeno 5 secoli.
Nonostante qualche saccheggio minore il centro di Roma era ancora intatto ai tempi delle guerre Gotiche. Aperto per l'ammirazione dei ( pochi) eruditi e studiosi di quel tempo agitato.  La città era però una quinta vuota, depapuerata del proprio ruolo politico ( la capitale era stata trasferita, da quasi un secolo a Milano, poi a Ravenna) economico (i commerci, a causa della insicurezza delle strade e delle vie marittime erano crollati) e "culturale" ( centinaia di istituzioni, templi, biblioteche, legati ai vecchi dei, ai vecchi paradigmi, erano stati svuotati, smantellati etc etc).
Purtuttavia vi sono prove che, appena prima del primo assedio gotico, la stragrande maggioranza dei monumenti era intatta e veniva manutenuta ( sia pure con crescenti problemi). Un decennio dopo la città era VUOTA. Bruciata, devastata. I tempi distrutti, statue e colonne usati come proiettili e/o fatti rotolare contro i goti, lungo i pendi alla base delle mura. Si dice che furono usate cosi DECINE DI MIGLIAIA di colonne.
In ogni caso, se fossimo passati da Roma DOPO le guerre gotiche avremmo visto una situazione simile a quella odierna. Non furono infatti i millenni ma pochi anni di furia e di collasso a distruggere edifici che erano perdurati per secoli, dall'alto dei quali i nostri bis bis bisavoli avevano contemplato i collassi delle civiltà altrui sperando che la loro non avrebbe seguito lo stesso corso. Lo speravano ma non ci credevano. Basta leggere quel che scrisse Marco Aurelio:
 "Volgi subito lo sguardo dall'altra parte, alla rapidità dell'oblio che tutte le cose avvolge, al baratro del tempo infinito, alla vanità di tutto quel gran rimbombo, alla volubilità e superficialità di tutti coloro che sembrano applaudire... Insomma tieni sempre a mente questo ritiro che hai a tua disposizione in questo tuo proprio campiello " (Ricordi, IV, 3).

venerdì 23 aprile 2010

IL CAPITALISMO, UN SISTEMA ECONOMICO CONDANNATO DALLA SCIENZA


Postato il Giovedì, 22 aprile @ 17:10:00 CDT di davide



DI GILLES BONAFI

Mondialisation.ca



Quando si parla della crisi attuale si dicono un sacco di sciocchezze, ma numerose voci cominciano ora a porsi il problema di un sistema economico strutturalmente irrecuperabile che spinge l'umanità alla catastrofe, che, come avevo già sottolineato, non è se non il riflesso di noi stessi secondo la legge della potenza (legge di Pareto) e dei frattali. A trionfare sono dunque i peggiori (non i migliori), quelli che non hanno scrupoli e il cui ego è più sviluppato, i superpredatori; indipendentemente dal sistema all'opera (comunismo o capitalismo che sia), s'impone la legge della potenza e dei frattali. Non dimentichiamo che la legge di Pareto è esponenziale; una curva, in altri termini, che tende all'infinito, cosa impossibile nel nostro mondo finito, la biosfera.

Il funzionamento del nostro sistema non può dunque sfuggire a uno dei principi scientifici fondamentali: l'entropia.

Principio d'equilibrio

Per meglio capire, bisogna ricominciare dall'inizio e rendersi conto di cosa è il principio d'equilibrio, che si applica anche al nostro sistema economico. La chiave di tutto sono i matematici, che però disgraziatamente dimenticano l'essenziale - la spiritualità, o meglio la coscienza – e ci fanno ripudiare una materia in grado di spiegare tutto.

Cominciamo dallo zero e osserviamolo: 0. La parola viene dall'arabo "sifr", che vuol dire "vuoto", e rappresenta il vuoto delimitato da un cerchio, il serpente che si morde la coda (Ouroboros), simbolo dell'equilibrio che troviamo in tutti gli angoli dell'universo (l'atomo, la cellula, l'uovo, la terra) e in tutte le religioni.

Una curva esponenziale tende all'infinito, come la retta. Avrete capito dove voglio arrivare: tracciare una retta in un cerchio è impossibile, si finisce col toccare la circonferenza. Il rapporto dell'infinito, il caos (esponenziale e retta) e del finito (cerchio) si chiama "pi".

Gli antichi savi l'avevano perfettamente compreso e definivano il principio d'equilibrio come la successione di fasi di disordine, di espansione e di contrazione, di ordine dal caos come spiega la teoria del Tsimtsoum (teoria che nasce dagl'insegnamenti di Isaac Louria. NdT).

In effetti, niente può svilupparsi all'infinito, e finiamo sempre con l'arrivare alla contrazione (tsimtsoum); la si ritrova a livello dell'uomo con la respirazione o delle stelle che divengono giganti rosse (espansione) poi nane bianche (contrazione), ma anche nella famosa favola della rana che voleva diventare più grande di un bue, un racconto che si applica perfettamente alle nostre elite e a quel che sta succedendo ai nostri giorni.

È sotto quest'angolo che bisogna analizzare l'attuale crisi economica. La nostra economia è in una fase distruttiva, di contrazione (principio fondamentale dell'equilibrio), di entropia.

Entropia e crisi economica

Einstein ripeteva costantemente che secondo lui la legge della fisica più importante era "il secondo principio della termodinamica", cioè il concetto di entropia.

Per capire la nozione di entropia bisogna riportarsi alle leggi della termodinamica.

Studiare l'entropia di un sistema significa misurare il suo grado di disordine.

Secondo le leggi della termodinamica, un sistema la cui entropia aumenta finisce col generare disordine (caos) e col disperdere in modo incoerente l'energia; e la situazione si applica perfettamente a noi e al nostro sistema economico.

In effetti l'uomo consuma in modo incoerente l'energia (alimentazione, energie fossili) e quindi aumenta il disordine, il caos (inquinamento, distruzione delle altre specie). I matematici Arnaud Chéritat e Xavier Buff hanno recentemente dimostrato che il caos è onnipresente nei sistemi dinamici, e dunque nel nostro sistema economico. Si tratta di una rivoluzione profonda, perché prova in modo matematico l'impossibilità di prevederne il comportamento a lungo termine.

Se volete approfondire l'argomento, studiate l'affermazione dei due matematici secondo cui "esistono insiemi di Julia positivi".

La dichiarazione di Paul Jorion sulla necessità di vietare le scommesse sulle fluttuazioni dei prezzi ha trovato un alleato importante, la scienza!

Non vi saranno sfuggite le principali implicazioni della scoperta. La finanzia non dovrebbe più esistere perché introduce caos nel sistema.

Le soluzioni

Fino ad oggi sono state proposte poche soluzioni per risolvere questo profondo disfunzionamento, questo iato fondamentale nel funzionamento dell'uomo (microcosmo), che opera in circuito aperto in un mondo finito (macrocosmo). Ora, a lungo termine la vita non può sussistere senza l'unione tra il principio di equilibrio e l'armonia alla base della nostra vita spirituale comune (coscienza) e della vita presso i popoli primitivi.

Frédéric Lordon, ricercatore del CNRS, criticava l'ideologia neoliberale sostenendo che "Alain Minc non è capace di sostenere un solo argomento economico senza invocare la legge della gravità".

Eppure Alain Minc ha fondamentalmente ragione, ma ha scelto il peggio (legge della giungla) e non il meglio (legge di Pareto, entropia e frattali) per giustificare un sistema economico che non resiste a un'analisi anche solo superficiale, e meno ancora a un'analisi matematica. Per l'ideologia neoliberale tutto si riassume infatti nella legge della giungla: la legge del più forte diventa la legge della potenza (legge di Pareto), e dunque "il lato oscuro della forza".

Frédéric Lordon non si limita però a criticare, e avanza una proposta che nessun media ha ripreso: chiudere la Borsa. Ecco un'idea interessante; la finanza è il cuore del sistema e favorisce l'evoluzione esponenziale dei debiti e del caos. Inoltre oggi sappiamo che 5 banche statunitensi controllano quasi la metà dei prodotti derivati (oltre 20.000 miliardi di dollari) e hanno messo in opera un gigantesco insider trading, grazie ad algoritmi finanziari che permettono di guadagnare sempre e, ovviamente, senza nessun collegamento con la realtà economica. Nel mio articolo "Perchè l'economia mondiale non è crollata nel 2009 ?" sostenevo che "Bisogna capire che la Borsa non ha che una sola funzione sociale, fornire capitali alle aziende. Ma attualmente accade il contrario, ed è l'intera società ad essere presa in ostaggio e spogliata delle sue ricchezze a esclusivo vantaggio di pochi".

Siamo sempre più numerosi a protestare, come Omar Aktouf, professore dell'HEC Montréal o Paul Jorion.

Frédéric Lordon mette oramai in luce il vero funzionamento della finanza: "in Borsa, le aziende più che approvvigionarsi di capitali vengono depredate, perché quel che gli azionisti prendono (in dividendi e rastrellamento di azioni) finisce per superare quel che concedono. In conclusione non è più la Borsa a finanziare le aziende, ma sono le aziende a finanziare la Borsa".

La finanza è dunque il punto in cui si concentrano le "metastasi" di un corpo malato, che bisogna amputare prima di una loro propagazione.

Bisogna però essere chiari: si tratterà solo di una tappa. Il cuore del dibattito dovrà essere la necessaria rimessa in causa del capitalismo: pensare un sistema economico che funzioni in circuito chiuso, al cui centro si trovi l'uomo e non il denaro, criminalizzare la ricchezza eccessiva fissando un tetto per i patrimoni personali, ideare un sistema distributivo (e non ridistributivo) che metta la conoscenza al giusto posto e che innalzi l'uomo invece di trasformarlo in animale (mito di Circe) e in schiavo.

"Per capire impariamo a sognare!" August Kekulé.
Gilles Bonafi (professore di analisi economica)

Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com

Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2829664192-Le-capitalisme-un-systeme-economique-condamne-par-la-science.html

3.04.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

domenica 15 novembre 2009

Olè! Ed adesso tocca alle Pensioni USA....



Per molti "osservatori" questa Crisi sarebbe una normale crisi ciclica, solo un po' più grave del solito: un pesante raffreddore che, dopo una massiccia dose d'aspirina, sta già passando da solo...
Peccato che stiano succedendo cose un "filino" fuori dal normale....eventi unici che non si sono mai visti negli ultimi 80 anni, ovvero dalla Crisi del 1929 (dalla quale - per inciso - si è usciti del tutto solo dopo una radicale opera di riforme stutturali, dopo un lungo ventennio e dopo una guerra mondiale).

Ebbene negli USA una dopo l'altra, come tessere del domino, stanno entrando in Crisi per la prima volta nella loro storia svariate istituzioni governative, semi-governative o federali.

Lascio sotto-intese le prime due della serie ovvero Freddie Mac e Fannie Mae, le due agenzie semi-governative di erogazione mutui per circa 5000 miliardi di dollari che sono già state nazionalizzate da tempo....continuando a riempire i loro buchi neri con i soldi dei contribuenti mentre le "due sorelline" in cambio continuano ad emettere "mutui banzai"....

Dapprima è toccata alla FDIC ovvero il fondo di garanzia dei conti correnti bancari: ha finito i soldi in cassa da usare come copertura per i copiosi fallimenti bancari (in questo Blog ne parliamo da secoli nella Telenovela "Come le mosche").

Poi alla FHA ovvero il braccio del Tesoro USA che assicura gli emittenti di mutui: anch'esso sta finendo i soldi in cassa ed avrebbe bisogno di una bella iniezione di denaro pubblico.
(vedi Come le mosche...(e siamo a 123) + la "nuova grana" della FHA)


ADESSO toccherebbe alla Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC), un'agenzia federale che è responsabile delle PENSIONI di 44 milioni di americani e che si troverebbe con un bel buco di bilancio da 22 miliardi di dollari, raddoppiato rispetto agli 11 miliardi dell'anno scorso.
Insomma gli USA sembrano un COLABRODO che FA ACQUA da tutte le parti...e dunque tutto il Mondo ne subisce le conseguenze.

Sarà pur vero come dicono gli ottimisti che, grazie agli interventi messi in campo ed alla conseguente Ripresa, prima o poi tutti i tasselli torneranno al loro posto...
Però, PRIMA DI STROMBAZZARE CHE IL PEGGIO E' ALLE SPALLE, CI ANDREI MOLTO CAUTO.

Vediamo alcuni estratti del PBGC Annual Management Report for Fiscal Year 2009
The Pension Benefit Guaranty Corporation (PBGC) ended fiscal year 2009 with an overall deficit of $22 billion, according to the agency's Annual Management Report submitted to Congress today. The result compares with the $11.2 billion deficit recorded at the previous fiscal year-end on September 30, 2008.

In an interim report to Congress in May, the agency showed a record deficit of $33.5 billion, based on unaudited numbers at the fiscal year mid-point on March 31.

The main factors for the year-over-year decline in the single-employer program's net position included a $10.6 billion charge due to an unfavorable change in interest factors, $4.2 billion in losses from completed and probable terminations, a $3.9 billion charge due to passage of time, and $383 million of administrative and other expenses.

A parte la surreale ed un po' poetica perdita da 3,9 miliardi dovuta al passaggio del tempo (passage of time) che andrà approfondita nelle opportune sedi filosofiche...
Notare come si rilevi una perdita da 10,6 miliardi a causa degli sfavorevoli tassi d'interesse: i tassi a zero evidentemente hanno qualche piccola controindicazione qua e là per esempio sui pensionati, mentre sicuramente sono una manna per gli speculatori del carry trading...
Molto interessante anche come al 31 marzo 2009 (in area minimi delle borse) il deficit della PBGC fosse alla cifra record di 33,5 miliardi di dollari: un ulteriore indizio del perchè le borse, al di là dei fondamentali economici, "DEVONO salire" e del perchè eventuali correzioni non sono "tollerabili nè permesse". E se per caso lorsignori perdessero di nuovo il "boccino" possiamo immaginarne le conseguenze.

Ma vediamo ancora alcuni dati interessanti all'interno della relazione:...
The Annual Management Report classified 27 large pension plans with total underfunding of $1.64 billion as probable losses on the PBGC balance sheet. The report also shows that the agency's potential exposure to future pension losses from financially weak companies increased to about $168 billion from the $47 billion booked in fiscal year 2008.

"Exposure to possible future terminations means that we could face much higher deficits in the future," said Acting Director Vincent K. Snowbarger. "We won't fail to meet our obligations to retirees, but ultimately
we will need a long-term solution to stabilize the pension insurance program."

Bene, come potete vedere le perdite potenziali previste potrebbero schizzare...triplicando a 168 miliardi di dollari.

Inoltre alla PBGC sono preoccupati ed invocano una soluzione a lungo termine per stabilizzare il programma di assicurazioni pensionistiche.
Infatti questa Agenzia non riceve contributi dal sistema di tassazione, ma si regge sui seguenti pilastri:
Operations are financed by insurance premiums set by Congress and paid by sponsors of defined benefit plans,
investment income,
assets from pension plans trusteed by PBGC,
and recoveries from the companies formerly responsible for the plans.

Insomma sostanzialmente la PBCG si regge sul pagamento di un premio assicurativo da parte delle aziende sponsor dei piani pensionistici, nonchè sugli investimenti di borsa e sulla gestione di assets vari (trai quali anche immobili).
Con la Crisi le Aziende stanno TAGLIANDO I COSTI per fare UTILI MEGLIO DELLE ATTESE: questo non significa tagliare solo i posti di lavoro ma tagliare anche altri costi come i piani pensionistici.
Molte aziende dunque hanno smesso di pagare il premio assicurativo alla Pension Benefit Guaranty Corporation o l'hanno tagliato in modo consistente... e si prevede che questa tendenza possa aumentare per il futuro mettendo in crisi la struttura portante di questo sistema pensionistico.
Lascio alla vostra immaginazione i problemi collegati agli investimenti di Borsa od alla gestione degli assets della PBGC.
La "long-term solution" invocata potrebbe dunque risolversi nel solito Bailout di stato...

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Adesso capite cosa succede "altrove"...mentre le Borse "frizzanti", oltre che salire per le ragioni speculative già ribadite più volte (tassi a zero, carry trading etc), guardano più alla difesa degli utili delle aziende quotate e se ne impippano dei dati-macro "popolari" come la disoccupazione record od il crollo della fiducia consumatori?
Nel breve le Multinazionali se ne possono sbattere altamente le palle della Popolazione USA: la forza lavoro è solo un COSTO DA TAGLIARE sia nella componente attiva che nella componente in pensione.
La produttività naturalmente sale, i salari continuano a scendere per la maggiore ricattabilità della forza lavoro in tempi di Crisi e la de-localizzazione continua selvaggia: nel breve è la quadratura del cerchio...
Nel lungo invece potrebbe diventare un bel problema...a meno che non si trovino nuovi mercati da sostituire all'oneroso lavoratore-consumatore americano...mmmmmm

Inoltre questo scenario di "alta disocupazione" potrebbe anche diventare "permanente" e potrebbe non riassorbirsi come da "manuale dei cicli economici" (in merito ho coniato il termine "sudamericanizzazione").
Leggi Sbatti la disoccupazione in prima pagina e leggi il P.S. di Anche i sussidi hanno una "data di scadenza" - reloaded

Sto rimuginando da un po' di tempo su questa IPOTESI.
Nelle società/economie avanzate la Borsa dovrebbe rappresentare il benessere delle elites ma anche della maggioranza della popolazione.
Nelle società/economie sudamericanizzate o terzomondiste la Borsa dovrebbe rappresentare solo la capacità delle aziende quotate di fare utili e di arricchire le elites, in barba al benessere della maggioranza della popolazione.
Estremizzando...la Borsa del Burkina Faso potrebbe fare anche +300% se i 50 titoli che compongono il suo indice fanno utili crescenti ed i loro azionisti gongolano....ma il 99% della popolazione del Burkina continua a morire dalla fame...
Nessuno si sognerà mai di prendere la borsa di questo paese come un indicatore di benessere e di crescita economica...nessuno la considererà "un affidabile barometro" come facciamo qui da noi (è un esempio inventato: non so nemmeno se il Burkina Faso abbia una Borsa).
Durante le "Grandi Crisi" si manifesta un naturale e contingente riavvicinamento tra lo schema Borsa-avanzata e Borsa-sudamericanizzata.
Con la Ripresa i due schemi dovrebbero riprendere le distanze...a meno che anche questa equazione non diventi PERMANENTE....
(in questa Ipotesi non considero gli elementi "Statali e Speculativi" tipici anch'essi delle Grandi Crisi ma solo gli elementi "fondamentali e strutturali").
Pensateci su...


Fonte

sabato 24 ottobre 2009

Segnali della crisi sociale

Londra, nuove pattuglie armate

Nei quartieri dove e' in atto guerra fra bande criminali

23 ottobre, 19:02


(ANSA) - LONDRA, 23 OTT - Scotland Yard annuncia la creazione di unita' armate di poliziotti per pattugliare aree di Londra piagate dalla lotta fra bande criminali.

In particolare gli agenti verranno dislocati nei quartieri a nord della capitale - dove e' in atto una guerra di gang turche - e a sud del Tamigi. La decisione ha suscitato molte polemiche. Le nuove pattuglie verranno formate con gli agenti della sezione CO19, il corpo di Scotland Yard addestrato all'uso di armi da fuoco.



GB/ 1 elettore su 5 voterebbe per l'estrema destra del BNP
Roma, 24 ott. (Apcom) - Aumenta in Gran Bretagna il sostegno per il British National Party, partito di estrema destra al centro di polemiche negli ultimi giorni; secondo un sondaggio YouGov pubblicato oggi dal Daily Telegraph, più di un un elettore su 5 sarebbe pronto a votare per il BNP. Il dato getterà benzina sul fuoco delle polemiche che circondano la Bbc: l'ente tv nazionale giovedì ha dato spazio in un dibattito al leader del partito Nick Griffin. Il programma, "Question Time", vedeva lui ed altri politici intervistati dal pubblico in studio. Fuori dalla sede della Bbc a Londra ci sono state manifestazioni di protesta. E il sondaggio YouGov è stato effettuato poche ore dopo la trasmissione della tv pubblica, che sembra aver dato una utile piattaforma a Griffin. Il BNP afferma di aver registrato 3.000 iscritti in più da giovedì, ma Griffin sostiene che vuole querelare la Bbc, perchè non ha avuto a che fare con un pubblico ma con "una folla da linciaggio". Secondo l'inchiesta di YouGov, il 22% degli elettori britannici potrebbe "seriamente pensare" di votare per il Bnp a livello locale, nazionale o per le elezioni europee. Di questi, il 4% è sicuro di votare il partito di estrema destra, il 3% lo considera "probabile" e il 15% "possibile". Due terzi dell'elettorato ritengono impossibile votare per il Bnp. Il resto "non sa". Griffin, nel corso della trasmissione della Bbc, è stato chiamato ad esprimersi sulle sue opinioni estremiste in materia di Olocausto (di cui in passato ha negato l'esistenza), immigrazione, Islam, omosessualità. La Bbc ha visto quadruplicare l'audience abituale del programma: oltre 8 milioni di telespettatori. Sono probabili altre polemiche: secondo il sondaggio YouGov, oltre la metà degli intervistati si è detta d'accordo on il leader del Bnp, o almeno, anche se non è disposta a votare per il partito, pensa che Griffin abbia ragione a difendere gli interessi della popolazione bianca, "indigena" britannica.





giovedì 22 ottobre 2009

Grecia

22/10/200
Grecia, i poliziotti arrestano in libreria uno scrittore e due giornalisti
Oggi ad Atene gli studenti scendono in piazza contro la riforma universitaria


                                                                  
La sinistra politica greca ha espresso oggi profonda preoccupazione riguardo al comportamento della polizia.
Da diversi giorni gli agenti erano al centro delle polemiche per la violenza delle loro azioni ma a far traboccare il vaso è stato il raid compiuto dalle forze dell'ordine in una libreria al centro di Atene. Durante la presentazione di un libro sono stati arrestati lo scrittorr Dimitri Papachristou e due giornalisti. I tre, tutti vicini al partito Syriza, sono poi stati rilasciati ma il gesto ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni. Michalis Chrisochoidis, il nuovo ministro dell'ordine pubblico, ha fatto sapere che il raid è stato deciso in seguito all'aggressione agli agenti di polizia da parte di una trentina di giovani incappucciati nel quartiere centrale di Exarchia, ritenuto una fortezza degli anarchici.
Il raid in libreria è solo l'ultima delle violenze compiute dalla polizia greca. Nei giorni scorsi ad Atene si erano svolte numerose manifestazioni per chiedere chiarimenti sulla morte di un giovane pachistano, deceduto, con ogni probabilità, in seguito alle torure e al pestaggio in caserma. Per cercare di stemperare la tensione, il ministro Chrisochoidis ha reso noto il progetto di integrazione degli immigrati nella polizia per evitare i conflitti. Secondo Chrisochoidis gli stranieri di prima generazione dovranno fare da mediatori con le comunità immigrate residenti in Grecia, mentre quelli di seconda generazione potranno essere assunti come veri e propri agenti. Una proposta che non piace e che va a saldarsi con i fermenti del mondo studentesco per la riforma universitaria. Il rettorato di Atene è stato occupato, così come molte altre scuole e facoltà, e oggi è in programma ad Atene una grande manifestazione studentesca.


Fonte

USA-Florida parla la gente normale

La Grande Crisi - Florida


Da un mio lettore: Luca

Corrispondente "per caso" da Orlando, Florida, U.S.A.
Reality Crisis: frammenti di vita vissuta dall'epicentro della Grande Crisi
Ecco cosa succede "là fuori" nel mondo reale di Main Street...ad anni luce di distanza dal mondo virtuale di Wall Street.
Sono episodi di vita ordinaria che ci fanno capire molte cose della "american way of life"...
Non c'è il solito homeless in primo piano o la coppia di licenziati che vive nel motel con 4 figli...ma sullo sfondo...


Orlando, FL, U.S.
21 ottobre 2009, ore 16.05 (local time)

....Ci sono tantissime cose che potrei dirti su come la situazione sia cambiata qui ad Orlando, FL da quando sono arrivato (Settembre 2006) ad oggi. ...
Ecco alcuni flash di come si vive la situazione da qui.
Ovviamente è la visione che si ha da Orlando e magari non rispecchia tutta la nazione....ma c'e' chi dice che qua siamo messi meglio di altri!!!


AUTOMOBILI
Appena arrivato qui dovevo ovviamente comprarmi una macchina. Per andare a fare un test drive nel 2006 bisognava prendere appuntamento e non te lo davano prima di una settimana perche' avevano la fila. Per trovare la Honda Civic che volevo, ho dovuto girare 4 dealer, gli altri la avevano terminata.
Ad oggi, la meta' dei dealer qui nell'area di Orlando hanno chiuso!!!
Qualche settimana fa un rivenditore KIA ti regalava una RIO se compravi una SORENTO. Sono tantissimi i dealer che ti offrono $7000 per la tua vecchia macchina pure se gliela devi portare col carro attrezzi.
SONO DISPERATI, LE MACCCHINE NUOVE NON SE LE COMPRA PIU' NESSUNO!
Alla faccia dell'obamiano "cash for clunkers"....
questo link trovi un esempio delle offerte attuali: http://www.westcolonialkia.com/Weekly-Specials/

giovedì 15 ottobre 2009

Trasforma il tuo disoccupato in un cadavere

Per la prima volta dal '73 sono stati superati gli obiettivi di nuove reclute
Usa, boom di arruolamenti nell'esercito
La crisi economica e le prospettive dei bonus economici spingono molti giovani americani a imbracciare le armi

dal nostro corrispondente PAOLO VALENTINO



Soldati americani durante un
pattugliamento in Afghanistan (Reuters)

WASHINGTON – La crisi dell’economia sorride all’esercito degli Stati Uniti. La disoccupazione più alta degli ultimi 26 anni spinge ai massimi storici anche i livelli di arruolamento nelle forze militari Usa, che per la prima volta dal 1973, quando fu introdotta la leva volontaria, centrano e superano gli obiettivi annuali del reclutamento. Spinti anche dai sostanziosi incentivi economici concessi dal Pentagono, decine di migliaia di giovani americani hanno scelto d’indossare l’uniforme, nonostante la quasi certezza di partire in guerra.



RECESSIONE E ARRUOLAMENTI - «Siamo andati ben oltre le più ottimistiche attese in tutte le componenti militari, attive e di riserva, superando sia i livelli quantitativi che quelli di qualità», ha detto il sottosegretario alla Difesa, Bill Carr, nel dare l’annuncio. Carr ha ammesso che la recessione e il numero record di disoccupati abbiano fatto da traino principale, ma ha ricordato anche il ruolo della campagna pubblicitaria lanciata dal Pentagono e il sistema dei bonus. In cifre, il Dipartimento della Difesa ha infatti speso in media 10 mila dollari di marketing per ognuno dei quasi 170 mila arruolati di quest’anno. Ogni nuovo soldato ha ricevuto in media una buona-entrata di 14 mila dollari, 2 mila in più del 2008, con i livelli del bonus che variavano di arma in arma: quello più alto lo ha offerto l’esercito, che ha le missioni più rischiose e che ha avuto la parte del leone, arruolando oltre 70 mila volontari.

SORPRESI ANCHE I GENERALI - Il successo della chiamata alle armi ha sorpreso gli stessi generali, che non avevano visto nulla di simile in 35 anni, da quando cioè sull’onda del trauma nazionale provocato dalla guerra del Vietnam, il Congresso aveva abolito il servizio di leva obbligatorio. Ma ancora più importante, per il Pentagono, è che anche la qualità delle reclute sia tornata a migliorare. Negli ultimi anni, infatti, cronicamente in ritardo sugli obiettivi del reclutamento e preoccupata di infoltire i ranghi per reggere l’impegno di due guerre, la Us Army aveva abbassato i requisiti, accettando giovani senza titoli di studio, fisicamente non idonei e perfino con passato criminale. Questo ha esposto il ministero della Difesa a pesanti critiche. Il raccolto del 2009 vede invece il 95% dei reclutati con un diploma di scuola media superiore, contro l‘83% dello scorso anno. L’obiettivo fissato era del 90%. Il numero di dispense per chi aveva trascorsi con la giustizia o test medici insufficienti è sceso del 37%. Anche questi dati qualitativi sono stati pesantemente influenzati dalla recessione economica e dall’alta disoccupazione, ormai quasi vicina al 10%: storicamente, la correlazione è sempre stata fortissima e a ogni aumento del 10% nel numero complessivo dei senza lavoro negli USA, ha corrisposto un incremento del 5% in quello dei giovani diplomati che cercano una prospettiva nei ranghi militari.

STRESS DA MISSIONE - Le buone notizie sul fronte del reclutamento sono ossigeno puro per il complesso militare americano, sottoposto a stress e sovraccarichi di lavoro dal duplice impegno in Iraq e Afghanistan, dove gli Stati Uniti schierano complessivamente 189 mila soldati. L’insufficienza dei reclutamenti negli ultimi anni ha infatti costretto il Pentagono ad allungare i turni di permanenza e rallentare gli avvicendamenti, mentre alcune unità sono state addirittura schierate non al completo dei loro effettivi sulla carta. «Sul piano delle vite private, gli sforzi affrontati dai militari sono tragici, ma lo stato d’animo sta lentamente migliorando», ha detto al Washington Post Michael O’Hanlon, esperto della Brookings Institution.

martedì 13 ottobre 2009

Russia: abbiamo esagerato.

medvedev1.jpg
Medvedev l'ha chiamata "un'umiliante dipendenza", e mi ha ricordato per un attimo le famose affermazioni-fotocopia di Bush, anche se il Presidente russo intende ovviamente una dipendenza alla rovescia. Stiamo parlando del petrolio e del gas: e in un discorso davvero clamoroso ieri Medvedev ha dichiarato che la Russia deve uscire dal circolo vizioso che ha portato la sua economia a dipendere quasi totalmente dalle materie prime, che rappresentano il 70% delle esportazioni e il 30% del prodotto interno lordo.
"Tutto andava bene finché il prezzo delle materie prime e del petrolio era alto. Poi il prezzo è crollato, la nostra economia è stata colpita duramente, e i nostri cittadini anche. (...) Devo ammettere che siamo crollati oltre le nostre più pessimistiche aspettative, il danno reale alla nostra economia è stato di gran lunga peggiore di ogni predizione nostra, della Banca Mondiale, e degli altri analisti".
E' dura per un capo di Stato ammettere apertamente una situazione simile, ed è anche molto coraggioso farlo: noi non siamo abituati a sentire simili proclami di fallimento. D'altronde, fa benissimo Medvedev a pensare al futuro: restare vincolati all'esportazione energetica, che durante una crisi economica rende anche meno del dovuto, significa condannare il Paese. E il ricordo del disastro degli anni '90 deve essere ben impresso nelle scioccate menti dei cittadini russi.
L'idea che promuove il governo è allora quella di investire nell'efficienza energetica, nel risparmio energetico, nello sviluppo di energia nucleare, in infrastrutture per l'informazione e per la medicina. Ci vorranno almeno 15 anni.
Sembra più un programma da esaurimento dei pozzi che da crisi economica, ma questo neanche Medvedev avrà il coraggio di ammetterlo.

Fonte

lunedì 12 ottobre 2009

La follia del consumo

Il più grande shopping center del mondo. Vuoto.




chinamall.JPGE' un breve documentario di 13 minuti, prodotto da POV/PBS, che illustra a che livelli di follia è arrivato il mondo. Si tratta del centro commerciale più grande del pianeta, due volte il suo predecessore americano, che si trova in Cina nella città di Dongguan. Il New China Mall ospita 1500 negozi su quasi 700 mila metri quadri, oltre a attrazioni da Luna Park, decine di ristoranti, ed è decorato nello stile dell'architettura delle città europee (canali di Amsterdam e piazza San Marco). Ci sono palme, giardini, parchi, laghi, fontane ed interi palazzi collegati tra loro. Per rendere l'idea, somiglia al quartiere parigino della Defense.
Ed è vuoto. Vuoto.
Il 99% dei negozi non è stato affittato. Vi regna la desolazione assoluta, e la cosa va avanti da quattro anni. 
Si fanno ipotesi per tale insuccesso: la distanza da aeroporti ed autostrade. Oppure la tendenza cinese all'imitazione che stavolta ha fallito, cercando di importare un modello che nella cultura locale non funziona. O ancora, solo l'1% della popolazione cinese potrebbe permettersi lo shopping al mall, e non basta a far vivere un business così faraonico.
Il luogo è talmente surreale e deprimente che solo i turisti stranieri vi si avventurano, a mò di meditazione probabilmente. Mi ha colpito l'enorme spreco di materie prime, dagli ascensori alle scale mobili all'acqua, per tacere di cemento, vetro e acciaio. E lo spreco di risorse: file e file di bulldozer, condizionatori, illuminazione... Un altro monumento alla civiltà del consumo e dello spreco, anzi alla sua fine, chissà.

Fonte

martedì 6 ottobre 2009

Barile: non più in dollari?

oildollar.jpg
La notizia è stata segnalata dai competentissimi lettori. Non ne avrei neppure scritto, prendendola come uno dei tanti "al lupo, al lupo!" complottisti che nel corso degli anni abbiamo visto minacciare mille volte e mai realizzarsi. Sì, perché proprio di complotto si tratta: ma stavolta a riferirne è l'Independent e il giornalista nientemeno che Robert Fisk, quindi bisogna prenderlo sul serio per forza.
Dice Fisk: Gli Stati Arabi stanno inaugurando mosse segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare il dollaro come moneta di riferimento per il petrolio.(...) Incontri segreti sono stati già tenuti con i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali di Russia, Cina, Giappone e Brasile per lavorare su uno schema secondo cui il petrolio non sarà più prezzato in dollari.
Le fonti sono quelle bancarie degli Stati coinvolti, dice Fisk. Niente a che vedere, a quanto sembra, con le solite voci delle Borse iraniane o i proclami di Chavez: stavolta si fa sul serio. E le ripetute insinuazioni da parte di Pietro Cambi su Crisis (ovvero che tutti scappino dal dollaro), che persino a me coblogger sembravano un tantino azzardate, cominciano a sapere proprio di verità. Cassandre.
Sempre secondo l'articolo, ci si muoverà verso un paniere di valute che includerà anche l'oro. Questo forse spiega il vertiginoso aumento di prezzo degli ultimi mesi, e anche che probabilmente assisteremo ad una miracolosa conversione all'euro della Gran Bretagna. La transizione dal dollaro è pianificata in nove anni, entro il 2018, e fonti cinesi confidano nell'impegno dell'Amministrazione americana con la crisi economica per garantirsi la tranquillità dell'impresa.
Non è facile immaginare le conseguenze di tutto ciò, talmente appaiono enormi e di portata epocale. Ad esempio, è possibile che il prezzo del petrolio per gli USA aumenti in modo vertiginoso. E' probabile poi che gli stati produttori, non più inondati a forza di dollari, smettano (finalmente, dal loro punto di vista) di comprare asset finanziari americani e rivolgano altrove gli investimenti dei proventi petroliferi. La Cina probabilmente li aspetta a braccia aperte, e infatti si percepisce benissimo come la Repubblica Popolare sia in prima fila nell'operazione.
Non c'è da stupirsi che il Dalai Lama resti in anticamera. 

Fonte

USA crepe

Crisi: USA; crollo entrate fisco stati, Michigan rischia crac


NEW YORK - Crollano le entrate fiscali degli Stati americani: nel secondo trimestre - riporta il Wall Street Journal citando i dati del Census Bureau - la flessione è stata del 17%. Si tratta del calo maggiore dal 1960.

"È una brutta notizia per ogni singolo Stato, che si ritrova così in una crisi di budget senza precedenti", osserva Lucy Dadayan, analista di dell'istituto Nelson A. Rockefeller presso la State University di New York.

Molti stati sono già corsi ai ripari annunciando tagli del personale e introducendo nuove tasse. Ma il deteriorarsi della situazione potrebbe spingerli a riaprire la sessione budgetaria e a valutare riduzioni di personale e servizi ancora più pesanti.

Il Michigan, sede della capitale dell'auto Detroit, si trova a fronteggiare la situazione più difficile: lo stallo delle negoziazioni sul budget fra il governatore e il legislatore potrebbe spingere lo Stato a chiudere se non sarà raggiunto un accordo entro la mezzanotte di mercoledì prossimo.

I dipendenti statali del Michigan potrebbero così trovarsi senza lavoro e il governatore - riporta il Wall Street Journal - si troverebbe a dover assumere decisioni di emergenza per permettere a ospedali e prigioni di continuare a operare.

Il governatore del Massachussetts ha già ridotto il budget quattro volte nel corso dell'anno fiscale chiusosi in giugno. In Arizona le entrate fiscali sono calate del 27% nel secondo trimestre, in Florida del 12% e in California del 14%.

venerdì 2 ottobre 2009

USA aggiornamenti disoccupazione

by CalculatedRisk on 10/02/2009 08:30:00 AM
From the BLS:
Nonfarm payroll employment continued to decline in September (-263,000), and the unemployment rate (9.8 percent) continued to trend up, the U.S. Bureau of Labor Statistics reported today. The largest job losses were in construction, manufacturing, retail trade, and government.
Employment Measures and Recessions Click on graph for larger image.

This graph shows the unemployment rate and the year over year change in employment vs. recessions.

Nonfarm payrolls decreased by 263,000 in September. The economy has lost almost 5.8 million jobs over the last year, and 7.2 million jobs during the 21 consecutive months of job losses.

The unemployment rate increased to 9.8 percent. This is the highest unemployment rate in 26 years.

Year over year employment is strongly negative.

Percent Job Losses During Recessions The second graph shows the job losses from the start of the employment recession, in percentage terms (as opposed to the number of jobs lost).

For the current recession, employment peaked in December 2007, and this recession was a slow starter (in terms of job losses and declines in GDP).

However job losses have really picked up earlier this year, and the current recession is now the worst recession since WWII in percentage terms, and 2nd worst in terms of the unemployment rate (only early '80s recession was worse).

The economy is still losing jobs at about a 3.2 million annual rate, and the unemployment rate will probably be above 10% soon. This is a very weak employment report - just not as bad as earlier this year. Much more to come ...

Note: The the preliminary benchmark payroll revision is minus 824,000 jobs. (This is the preliminary estimate of the annual revision - this is very large).

USA crolla il gettito fiscale

mercoledì 30 settembre 2009

USA: crollo del gettito fiscale


Ieri il WSJ ha riportato un'interessante tabella che mostra stato per stato il crollo del gettito fiscale negli USA (2° trimestre 2009).
Come potete immaginare questo dato è molto importante perchè non è soggetto ad interpretazioni, imbellettamenti o vizi metodologici.
Analizzando l'andamento del gettito fiscale possiamo per esempio fare deduzioni sull'effettivo livello della disoccupazione: infatti va ricordato che il famoso rapporto occupazionale del BLS è basato su un semplice sondaggio e come tutti i sondaggi è basato su scelte metodologiche che possono influire pesantemente sul risultato finale (vedi per es. Disoccupazione USA: filtro U3 e filtro U6...).
Sempre dal dato del gettito possiamo fare deduzioni sul livello dei salari e delle entrate dei consumatori, sul livello delle vendite etc etc
Insomma le Tax Revenues sono un imparziale termometro della Crisi, una miniera di informazioni applicabili ad altri indicatori in modo oggettivo: per questo non se le fila nessuno....
P.S. In Italia questo dato è virtualmente inutile perchè rappresenta sostanzialmente il livello di evasione fiscale piuttosto che il livello della Crisi....;)

Nel secondo trimestre 2009 il livello medio del gettito fiscale per Stato negli USA è crollato del 17% rispetto allo stesso periodo del 2008.
Siamo di fronte al maggiore calo dal 1960.
Il gettito sulle entrate individuali (individual income) è crollato del -28% a causa della disoccupazione o della sotto-occupazione, ripeto -28% (!) quasi 1/3 in meno....
Il gettito sulle vendite (sales) è sceso sensibilmente del -9% a causa della contrazione nei consumi.
Questi dati evidenziano come continui il crollo delle entrate fiscali negli Stati USA a causa delle recessione, in barba ai programmi federali di stimoli ed ai primi segnali di ripresa.
Questo crollo comporta enormi problemi nel far quadrare i bilanci, costringendo gli Stati a tagli di spesa anche drammatici nei servizi erogati, all'incremento delle tasse o all'introduzioni di nuovi balzelli.
Leggevo che s'incrementa addiritttura il costo delle licenze di pesca...per la serie "raschiamo il fondo del barile"...
Questo periodo di "magra" nel gettito fiscale degli stati si protrarrà anche nei prossimi trimestri a causa dell'elevato e persistente livello di disoccupazione (individual income taxes) ed a causa del basso e stagnante livello di consumi (sales taxes).

Molto interessante notare come il gettito sugli utili delle aziende (Corporate income taxes) sia cresciuto del +3% mentre il gettito sulle entrate individuali sia crollato in alcuni stati addirittura del -36%: lascio trarre a voi le conclusioni del caso...;)
Nota: le Corporate income taxes influiscono solo minimamente sul gettito degli Stati.

Vedi l'articolo di analisi della tabella qui (in inglese).

Se mettiamo in correlazione il crollo del gettito con il boom del debito pubblico americano e con "l'allegra politica" di deficit spending dell'amministrazione Obama...beh meglio non pensarci...;)

State Total 2009 tax revenue (in dollars) Change in total taxes from 2008 Change in sales taxes from 2008 Change in individual income taxes from 2008
U.S. Total 199,725,107 -17% -9% -27%
Alabama 2,130,092 -13% -10% -24%
Alaska 596,754 -87% N/A N/A
Arizona 2,562,395 -27% -27% -44%
Arkansas 2,103,330 -5% -8% -13%
California 33,544,129 -14% -10% -33%
Colorado 2,333,248 -24% -14% -30%
Connecticut 3,618,740 -20% -9% -27%
Delaware 773,047 -25% N/A -36%
Florida 8,228,366 -12% -13% N/A
Georgia 4,178,469 -17% -11% -19%
Hawaii 1,145,002 -16% -8% -34%
Idaho 922,192 -21% -14% -29%
Illinois 7,697,097 -12% -10% -24%
Indiana 4,106,673 -10% -5% -18%
Iowa 1,827,461 -9% 6% -16%
Kansas 1,911,819 -15% -2% -17%
Kentucky 2,555,914 -8% -3% -17%
Louisiana 2,613,195 -18% -11% -16%
Maine 1,151,649 -15% -7% -27%
Maryland 4,896,343 -17% -9% -27%
Massachusetts 5,420,143 -19% -9% -27%
Michigan 5,768,785 -7% 12% -23%
Minnesota 5,009,478 -13% -5% -24%
Mississippi 1,831,891 -9% -8% -10%
Missouri 2,752,244 -17% -9% -25%
Montana 729,607 -18% N/A -22%
Nebraska 1,063,323 -13% -9% -15%
Nevada 2,367,012 -6% -18% N/A
New Hampshire 484,865 -10% N/A -31%
New Jersey 9,359,609 -15% -9% -27%
New Mexico 1,077,605 -31% -15% -59%
New York 14,079,442 -22% -9% -31%
North Carolina 5,380,022 -22% -8% -36%
North Dakota 612,734 -16% -4% 12%
Ohio 6,822,340 -15% -9% -25%
Oklahoma 1,902,249 -22% -5% -18%
Oregon 2,025,638 -27% N/A -30%
Pennsylvania 7,904,008 -13% -8% -20%
Rhode Island 771,955 -9% -6% -17%
South Carolina 2,261,527 -21% -14% -29%
South Dakota 279,699 -1% 15% N/A
Tennessee 3,097,435 -11% -10% -26%
Texas 12,293,040 -12% -6% N/A
Utah 1,600,094 -16% -9% -27%
Vermont 1,209,578 2% -6% -29%
Virginia 4,748,221 -15% -10% -20%
Washington 3,996,157 -8% -9% N/A
West Virginia 1,273,875 -4% -2% 2%
Wisconsin 3,904,648 -24% -34% -32%
Wyoming 801,968 -5% -13% N/A
Washington D.C. 1,369,161 -5% -9% -25%
Source: Census Bureau
.