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mercoledì 28 ottobre 2009

Grecia e il silenzio mediatico

Bomba ad Atene: nessuna vittima

Esplosione davanti a sede della squadra di calcio Olympiakos

28 ottobre, 08:33

(ANSA) - ATENE, 28 OTT - Una bomba e' esplosa stamani ad Atene davanti alla sede della squadra di calcio Olympiakos, facendo danni ma nessuna vittima. L'ordigno, di potenza ancora imprecisata, e' detonato, riferiscono i media, poco dopo le 04.00 ora locale (le 03.000 italiane) nel quartiere ateniese di Pangrati. Danneggiate anche alcune automobili parcheggiate davanti alla sede del club calcistico.

 

Attacco armato a polizia ad Atene, feriti diversi agenti

Ad agire sarebbero stati uomini in motocicletta

28 ottobre, 00:03

ATENE - La guerriglia anarco-insurrezionalista greca ha sferrato questa sera un nuovo attacco contro la polizia ferendo a colpi di kalashnikov almeno cinque agenti, di cui due in modo grave. L'azione non è stata rivendicata ma secondo gli inquirenti, che si basano sul tipo di armi usate e sulla modalità dell'azione, sarebbe opera di uno dei gruppi armati più importanti, Lotta Rivoluzionaria o Setta dei Rivoluzionari. Tra gli agenti feriti, cinque o sei secondo le diverse versioni, due sono in serie condizioni tra cui una donna colpita alla gamba e ad una spalla. Il più grave è però un poliziotto che ha ricevuto quattro proiettili al petto e all'addome ed è stato già operato. Un passante è stato colto da malore ed è stato ricoverato.
Gli aggressori, tre o quattro su due moto, hanno sparato alcune decine di colpi di kalashnikov dandosi alla fuga prima che fosse possibile qualsiasi reazione. L'attacco è avvenuto poche ore dopo la rivendicazione da parte di un gruppo sinora sconosciuto, 'Consiglio per la distruzione dell'ordiné, di recenti attentati con bombe incendiarie e senza gravi conseguenze a Salonicco contro gli uffici del ministro della giustizia, il viceministro dell'ordine pubblico, una deputata del partito socialista di governo e la residenza del metropolita della città.
Il Consiglio ha anche rivendicato l'attacco, sempre con bombe a gas, contro la Camera di commercio italo-ellenica che recentemente aveva fatto danni non gravi. Nella rivendicazione il Consiglio ha sottolineato l'unità trai gruppi armati e le forze insurrezionaliste anarchiche invitando "l'Idra della rivoluzione" ad attaccare senza pietà il sistema, "senza lasciare nulla in piedi". Da alcuni giorni fonti vicine al governo segnalavano che il ministro per l'ordine pubblico Michalis Chrisochoidis temeva una ripresa dell'azione terroristica, che considera il governo socialista non migliore di quello di centrodestra.
E Chrisochoidis, che quando era stato ministro dell'interno aveva sgominato nel 2003 la sanguinaria organizzazione armata marxista 17-N, ha annunciato nei giorni scorsi la riapertura delle indagini sugli 'anni di piombo' anche per far più luce sui nuovi gruppi insurrezionalisti. E nel quadro di questa strategia ha anche posto una taglia di 600 mila euro su tre persone colpevoli di varie rapine e che sono sospettate di far parte di Lotta Rivoluzionaria.

lunedì 5 ottobre 2009

Isrele l'eccezione al nucleare


Mi chiedo come mai quando un paese qualsiasi al mondo appena appena si affaccia alla tecnologia nucleare venga attaccato con tutti i mezzi mediatici a disposizione ed invece Israele se ne possa fregare altamente del trattato di non proliferazione e non venga trattato alla stregua di India, Pakistan o Corea del Nord sebbene questi ultimi tre paesi non arrivino assieme alla metà dell'arsenale Israeliano.



Gli stati firmatari del trattato sono 189, fra cui i cinque Paesi con lo "status" nucleare[1]:
Non aderiscono al trattato e possiedono testate nucleari[2]:
  • Israele (400 testate per un potenza complessiva di 50 megatoni secondo alcune fonti, erano 200 nel 1986 secondo il racconto di Vanunu al «Sunday Times» di Londra; altre stime basate sulla capacità di produzione del reattore di Dimona, ipotizzando che non sia mai stato potenziato dagli anni '70 ad oggi, stimano un numero di testate potenzialmente prodotte tramite il materiale fornito da questo impianto di poco superiore alle 200 nel 2005);
  • India (da 60 a 90 testate);
  • Pakistan (da 24 a 48 testate);
  • Corea del Nord (da 2 a 15 testate[3]).
Fonte

 

Israele che ha appena fatto shopping ed ovviamente della notizia nessuna visibilità su nessun media.

Israel Takes Delivery of 2 German-Built U212 Subs

AGENCE FRANCE-PRESSE
Published: 29 Sep 2009 11:45
JERUSALEM - Israel has taken delivery of two German-built submarines, a military spokesman said Sept. 29.

The submarines, called U212s, can launch cruise missiles carrying nuclear warheads, although when it confirmed the sale in 2006 the German government said the two vessels were not equipped to carry nuclear weapons.
Delivery was initially expected in 2010.
Including the new subs, Israel has five German submarines - the most expensive weapon platforms in Israel's arsenal.
Germany, which believes it has a historic responsibility to help Israel because of the Holocaust, donated the first two submarines after the 1991 Gulf War. It split the cost of the third.
According to Jane's Defence Weekly, the U212s are designed for a crew of 35, have a range of 2,810 miles and can launch cruise missiles carrying nuclear warheads.
Israeli media have written that the Dolphin submarine could be key in any attack on Iran's controversial nuclear sites.
An Israeli submarine recently used the Suez Canal for the first time in June, escorted by Egyptian navy vessels, in what Israeli media said was intended as a message to Iran.
Widely considered the Middle East's sole, if undeclared, nuclear power, Israel suspects Iran of trying to develop atomic weapons under the guise of a civilian nuclear program, a charge Tehran denies.

Fonte

Dette queste 2 cose l'articolo letto qualche giorno fa diviene ancor più interessante





Iran DI PEPE ESCOBAR
Asia Times

Gli Stati Uniti e la folla occidentale del "bombarda, bombarda, bombarda l’Iran" - isterismo portato al culmine prima dei colloqui sul nucleare multilaterale di giovedì a Ginevra - potrebbero fare di peggio che avere un incontro con il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Lula effettivamente ha parlato con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad faccia a faccia per più di un'ora ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la scorsa settimana. Egli ha invitato Ahmadinejad in Brasile nel mese di novembre. A proposito dell’incontro, è andato dritto al punto, "Cosa voglio per l'Iran è ciò che ho sempre voluto per il Brasile - un pacifico programma nucleare civile."

Lula è un'isola di buon senso in un oceano di isterismo. Il presidente francese Nicolas Sarkozy pubblicamente ha dato una scadenza a dicembre perché l’Iran non commetta un “tragico errore ", come provocare Armageddon. Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha ribadito che il G8 dava all'Iran solo tre mesi ancora.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama – che ha tre guerre in corso (Iraq e AfPak combo) - ha chiesto che l'Iran (che non è in guerra con nessuno) dimostri "le sue intenzioni pacifiche o renda conto alle norme internazionali e alle leggi internazionali".

Il Primo Ministro israeliano Benjamin "Bibi" Netanyahu ha annunciato alle Nazioni Unite, "la minaccia più grave di fronte al mondo di oggi è il matrimonio tra il fondamentalismo religioso e le armi di distruzione di massa". Inaccessibile all’ironia, Netanyahu ha ovviamente dimenticato che l'Iran - come l'Iraq nel 2003 - non ha armi di distruzione di massa (WMD) secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA). Israele non solo ha armi di distruzione di massa (WMD), ma si rifiuta anche di firmare la non proliferazione nucleare (TNP) o di consentire che le sue armi vengano ispezionate, come il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è affrettato a chiarire. Per quanto riguarda il fondamentalismo religioso, il sionismo è più che simile allo sciitismo dell'Iran.

Come se ciò non fosse abbastanza isterismo, indiscrezioni in Gran Bretagna hanno rivelato che il capo del M-I6, Sir John Scarlett, e il capo del Mossad, Meir Dagan, possono aver stabilito che l'Arabia Saudita è pronta a permettere che Israele bombardi l'Iran. La Casa di Saud è rimasta muta. Ma non il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana [IRGC- Iranian Revolutionary Guards Corps, ndt] - che di fatto controllano il programma missilistico dell'Iran. Essi hanno testato con successo gli Shahab-3 a lungo raggio e i missili Sajjil a combustibile solido, con una portata massima di 2.000 chilometri. Quindi, ancora più isterismo.

Il Generale Hoseyn Salami, comandante della forza aerea della CGR, ha detto alla rete televisiva IRINN che l'Iran aveva una politica decisa a “non colpire per primi" in termini di una guerra missilistica con Israele, e difendeva i tests come legati all’ avvicinarsi dell’anniversario dell'attacco iracheno del 1980 all'Iran - l'inizio di una terribile guerra di otto anni che uccise almeno 250.000 iraniani. (Gli Stati Uniti, tra l'altro, appoggiavano in quella guerra un personaggio che in seguito personificò il "nuovo Hitler": Saddam Hussein.)

Ora confrontate tutto questo alla reazione occidentale per quello che sta accadendo questo giovedì a Pechino, durante la parata della Festa Nazionale Cinese, per il 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese; uno schieramento di due tipi di missili convenzionali terra-terra, un nuovo missile da crociera d’attacco terrestre, missili terra-terra intermedi e a lunga gittata in grado di trasportare testate nucleari e missili nucleari intercontinentali saranno tutti esibiti in una passerella d’asfalto. Non una sbirciata dall’occidente. E' come se tutto questo facesse parte della Settimana della Moda di Pechino.

Un segreto non-segreto.

L’isterismo totale raggiunge toni ridicoli quando si tratta di campagna di disinformazione sull’ormai iconico programma iraniano della centrale d’arricchimento dell’uranio, costruita ai piedi di una montagna all'interno di un sotterraneo ultra-protetto, controllato dall’IRGC, a circa 30 chilometri a nordest della città santa di Qom. La centrale è stata costruita con cemento pesantemente armato ed ha le dimensioni di un campo di calcio, sufficiente a contenere 3.000 centrifughe per la raffinazione dell'uranio.

Il sito è stato debitamente segnalato da parte di Teheran in una lettera all'AIEA; secondo le regole questo viene fatto sei mesi prima che il sito diventi operativo. Il Vice Presidente iraniano Ali Akbar Salehi, che è anche capo del programma nucleare iraniano, ha sottolineato non c'è mai stato niente di “segreto" sulla centrale, e ha giustificato la sua costruzione a causa di "minacce" contro l'Iran.

Ahmadinejad - un ingegnere - per parte sua ha sottolineato che la centrale sarà operativa solo tra 18 mesi. E sarà aperta alle ispezioni dell'AIEA, secondo un calendario già in discussione. Questa è la linea di fondo: se la ispeziona l’AIEA, non c'è modo che la centrale potrà sfornare armi nucleari.

Dal punto di vista di Teheran, tutto questo ha un senso; una centrale protetta dall’ IRGC vicina a Qom è un dato di fatto dopo che George W. Bush e Israele hanno ripetutamente minacciato di bombardare l'Iran. La posizione è tutto; immaginate Israele che bombarda i sobborghi di Qom. È come se il Pentagono bombardasse il Vaticano.

Per quanto riguarda Washington, potrebbe essere venuta a conoscenza di questa centrale "segreta" durante l’amministrazione di George W Bush – come quei soliti "alti funzionari" hanno confermato alle aziende mediatiche americane. Ma questo solleva la domanda: perché Israele e gli Stati Uniti non la rivelarono quando era "segreta", ossia, non ancora segnalata all'AIEA?

Comunque, ciò che rimane escluso dal ciclo di notizie saturo di isterismo è che la nuova centrale non-così segreta non arricchirà l'uranio oltre il 5% - il livello richiesto in un programma civile di energia. Le armi nucleari richiedono un arricchimento del 90%. La centrale non produrrà esafluoruro di uranio, o UF6, che viene utilizzato per l'arricchimento. Ancora una volta, la questione è tutta qui. La centrale di Qom non cambia niente in termini di programma nucleare iraniano così come riconosciuto dall’AIEA.

Dialoga prima, bombarda dopo.

E questo ci riporta a Lula. Il Brasile, proprio come l'Iran, è firmatario del TNP. Proprio come l'Iran, sta arricchendo l'uranio. Proprio come l'Iran, non consente invasive ispezioni dell'AIEA in merito. E proprio come l'Iran, ha in passato mantenuto "segreti" alcuni aspetti della sua tecnologia nucleare.

Il Brasile arricchisce l'uranio a meno del 5%, come parte della sua industria nucleare da un miliardo di dollari, che investirà in sette nuove centrali atomiche per diversificare il consumo del paese basato sul petrolio e sull’energia idroelettrica. Il Brasile pensa di cominciare a esportare uranio arricchito prima del 2014. Le centrifughe brasiliane potrebbero essere utilizzate per produrre uranio altamente arricchito. Ma questa è una questione di volontà politica. La Costituzione brasiliana effettivamente proibisce la costruzione di armi nucleari.

In Iran la situazione è in realtà simile. Sia il fondatore della Repubblica Islamica, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, che attuale leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, hanno detto molto chiaramente che le armi nucleari sono contro l'Islam.

Ovviamente, il Dipartimento di Stato americano respingerà sempre qualsiasi confronto tra Teheran e Brasilia. Dopo tutto, il Brasile è una democrazia di stile occidentale e l'Iran è oggi, dopo le ultime elezioni presidenziali, una dittatura militare del mullahtariato. Il Brasile può essere una potenza naturale in Sud America, ma non è una minaccia per nessuno, mentre l'Iran, una potenza regionale, minaccia l’egemonia nucleare "segreta" di Israele in Medio Oriente. Ma in entrambi i casi dell'Iran e del Brasile, il cuore della questione è la stessa: eseguire un programma nucleare di successo è, soprattutto, una questione di orgoglio nazionale.

Le sanzioni non possono funzionare. E ancora una volta l'attuale isterismo mostra vistosamente come, quando si parla di Iran, ci siano due pesi e due misure.

Washington è stata costretta ad ammettere che le sanzioni non hanno funzionato con la dittatura in Myanmar. Ora Washington vuole dialogare. Le sanzioni non funzioneranno neppure contro l'Iran. È ridicolo, per esempio, immaginare l'Iraq che si unisce ad un embargo occidentale di benzina imposto contro l'Iran. Inoltre, i persiani sono troppo orgogliosi e troppo carichi di storia per soccombere alle minacce.

Israele, i vari governi fantoccio arabi sunniti e i dittatori, il patetico diritto americano e il diritto europeo, tutti questi temono l’impatto regionale dell'Iran e vogliono abbattere il regime. Il dossier nucleare non potrebbe essere una storia di copertura più conveniente per un cambiamento di regime.

Per quanto la dittatura militare del mullahtariato possa essere sgradevole per il mondo e per tanti cittadini iraniani, il fine non giustifica i mezzi. E il mezzo non porterà al fine desiderato, poiché un attacco contro l'Iran farà in modo che l’intera popolazione si raduni dietro al regime. Qualcosa è profondamente marcio nel cosiddetto regno della "comunità internazionale" - meno la Russia e la Cina, a proposito - quando esso permette che la politica globale sia determinata da qualcuno come Netanyahu.

Obama e Lula si incontreranno questo Venerdì a Copenaghen per vedere se Chicago o Rio vincerà la gara per ospitare i Giochi Olimpici 2016. La chimica tra di loro è eccellente. Obama potrebbe fare di peggio che fare domande a Lula sul suo faccia a faccia con Ahmadinejad.

Ma così come stanno le cose, sembra più che la "comunità internazionale" sia guidata in una gara olimpica per bombardare l'Iran.

Pepe Escobar è l'autore di "Globalistan: Come il mondo globalizzato si dissolve in Guerra Liquida" (Nimble Books, 2007) e "Red Zone Blues: un'istantanea di Baghdad durante l'embargo". Il suo nuovo libro, appena uscito, è "Obama does Globalistan" (Nimble Books, 2009).

Titolo originale: "It's bomb, bomb, bomb Iran time "

Fonte: http://www.atimes.com
Link
01.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO

lunedì 28 settembre 2009

La guerra infinita

Si allarga o non si allarga il conflitto all'Iran?
Sono un paio di annetti che ci girano in torno e cercano solo una scusa per attaccare l'ennesimo stato sovrano.
Ovviamente i media invece di dare risalto alle notizie economiche disastrose che realmente ci interesserebbero, della disoccupazione che sta aumentando a dismisura, dell'Honduras dove viene sospesa la costituzione, delle continui scontri in Grecia e invece no pompano con il mantice verso l'inevitabile conflitto in Iran, come se li risiedesse la soluzione a tutti i mali, come se li vi fossero i "terroristi" colpevoli della situazione attuale.
Che quando scoppierà sarà accettato come normale perchè ce lo ribadiranno talmente tante volte da farlo sembrare ovvio e giustificato


Ieri su tutti i giornali esce la notizia del Wall Street Journal, non a caso, viene immediatamente riferita e rimbombata su tutti i media ha una visibilità immediata.



Sarebbero tre i luoghi da colpire: Arak, Bushehr e Natanz. La data limite è il 2010. L'arma si chiama Gbu-28 e arriva dagli Usa
"Ecco come Israele prepara l'attacco all'Iran"

L'incipit dell'articolo mi fa venire in mente un ventennio dimenticato da troppi ormai:

NEW YORK - Il piano è pronto. L'arma segreta si chiama Gbu-28, ed è arrivata, manco a dirlo, dagli Stati Uniti: è una bomba guidata con un laser, pesa qualcosa più di due chili ed è stata sviluppata dagli americani prima della guerra in Iraq per colpire in profondità i bunker di Saddam. Sono tre anni che Israele se la culla: serviva per le fortificazioni di Hamas, che c'è di meglio per sventrare i siti sotterranei dell'Iran? 

L'arma segreta? Mi sembra di ricordare anche altri che si vantavano delle armi segrete che poi tanto segrete e moderne non sono visto che:

La Guided Bomb Unit-28 (GBU-28) è una bomba a guida laser da 2.268 kg del tipo "bunker busting", in grado cioè di penetrare bersagli pesantemente corazzati o sotterranei. Prodotta originariamente dalla Texas Instruments, venne sviluppata in modo specifico per l'Operazione Desert Storm per distruggere i centri di comando sotterranei utilizzati dagli iracheni. Tuttavia, solo due di queste bombe sono state sganciate durante Desert Storm, da F-111F[2].
Soprannominate "deep throat" (gola profonda), le GBU-28 sono in grado di penetrare trenta metri di terra, oppure sei metri di calcestruzzo[3] .
La prima esportazione di questo sistema d'arma, autorizzata nel mese di aprile 2005, è stata nei confronti di Israele, che ne ha acquistate 100 unità[4]. La consegna delle armi è stata accelerata, su richiesta di Israele, nelluglio 2006. Infatti, secondo fonti militari israeliane, Hezbollah terrebbe i propri lanciarazzi in bunker e fortificazioni sotterranee[5].

E poi un po' di confusione sempre sull'arma segreta che sarà pronta in quattro anni ma il piano d'attacco è per il 2010...vi decidete?


Il dubbio attanaglia gli esperti militari di mezzo mondo ma un po' meno gli ufficiali di Benjamin Netanyahu. Anche la squadra è pronta: il ministro della Difesa Ehud Barak ha già detto che Israele è in grado di distruggere l'Iran e al vertice del Mossad per un altro ci sarà il falco Meir Dagan. La data del 2010 è quella limite: allora Mamhud Ahmadinejad avrà a disposizione nella centrale di Natanz l'uranio arricchito necessario. 

La superbomba sarebbe pronta in 4 anni. Lo scenario tracciato da Anthony Cordesman sul Wall Street Journal è devastante. L'analisi è intitolata "The Iran Attack Plan" ma il titolo non inganni: il piano c'è, dice l'ex consulente del dipartimento di Stato, oggi al Centro Studi Strategici e Internazionali, ma non è detto che sia la soluzione. Cordesman è un big. È lui il consigliere di Stanley McChrystal, il comandante Usa in Afghanistan. 


Le distanze in linea retta sono riportate qui sotto ma se si parra dalla Turchia si allungano parecchio è vero e si arriva sui 2000 e passa km.
Gerusalemme > Quom            1500km
Gerusalemme > Arak              1370km
Gerusalemme > Bushehr        1530km
Gerusalemme > Natanz          1570km
E per cronaca
Gerusalemme > Theran          1560km



Già sei anni fa gli israeliani hanno fatto volare i loro F-15 fino alla Polonia: un tragitto ben più lungo dei 2mila chilometri che li separano dall'Iran. Anche gli obiettivi sono chiari. Tre i siti da colpire, al netto dell'ultimo, Qom: Arak, Bushehr e Natanz. Arak non avrebbe un reattore pronto prima del 2011.

Poi l'articolo continua in una frneticazione di supposizioni, ce le ricordiamo le armi di distruzione di massa di Saddam o no? Ci ricordiamo quanto ci hanno sfinito con quella notizia?


Tutti gli obiettivi sono facilmente raggiungibili. E anche la strada è segnata. Attaccare dal Sud sarebbe politicamente non consigliabile: gli Stati Uniti non permetterebbero il sorvolo dei cieli sauditi. Tagliando diritto vorrebbe dire sorvolare la Giordania: gli altri arabi insorgerebbero. Meglio dunque il giro largo da nord seguendo i confini siriani per entrare dalla Turchia. 

Ma non è tutto così semplice. Quante altre Qom, quanti altri segreti nasconde l'Iran? La risposta è un aggettivo troppo vasto per un obiettivo militare: tanti. Può Israele sostenere una guerra vera? No, la soluzione è quella dello "strike", l'attacco mordi e fuggi, come quello che nel 1981 distrusse il reattore iracheno di Osirak. Ma con quali conseguenze? 

Cordesman aveva già riassunto il dilemma in un altro, dettagliatissimo dossier realizzato con il collega Abdullah Toukan per il Centro di studi strategici: l'attacco di Israele potrebbe essere difficoltoso, destabilizzante, ma potrebbe accadere davvero. 
Era il marzo di quest'anno: la centrale di Qom ancora segreta. Sei mesi dopo, quella previsione sembra terribilmente più vicina. 

La smettiamo di farci prendere in giro da cera stampa o no! Leggete tra le righe quest'articolo è pura proapaganda qualunquista che mira a farci credere che la guerra sia giusta!

lunedì 14 settembre 2009

USA chiudono le biblioteche pubbliche

Biblioteche pubbliche, addio.

Pubblicato da Debora Billi alle 11:44 in Vita quotidiana

 

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La notizia mi sembra un segnale di notevole importanza e gravità.
A partire dal 1 Ottobre, tutte le biblioteche pubbliche di Philadelphia chiuderanno per mancanza di fondi. Qui l'annuncio della direzione centrale.
Non pensiamo a una piccola cosa. Anzitutto, Philadelphia non è Las Vegas ma una città molto attiva da un punto di vista culturale, e la sua rete di biblioteche, la prima della Storia, è conosciuta ed apprezzata in tutti gli States. Secondo, la biblioteca pubblica in USA è un'istituzione molto più importante di quanto non sia qui da noi: moltissimi usano la Rete Internet gratuitamente dalle biblioteche, gli studenti vi trascorrono il tempo per studiare, ci sono sale dedicate agli anziani e altre per eventi come la promozione di libri e gli incontri con gli autori.
Philadelphia resterà senza biblioteche pubbliche, e d'altronde è logico visto che i libri (contabili) della metropoli sono finiti al Senato della Pennysyslvania per decidere il da farsi. Si tenta di salvare la città procrastinando il pagamento delle pensioni e licenziando 3000 dipendenti comunali, ma sarà difficile evitare la bancarotta.
Prima delle biblioteche, il sindaco ha dovuto chiudere il più grande parco metropolitano della Nazione, il Fairmount Park, per l'insostenibilità economica della sua manutenzione. Ha dovuto fare tagli ai servizi dei Vigili del Fuoco, ed eliminare l'assistenza pubblica ai bambini disagiati. E' curioso come, quando i governi locali non hanno più soldi, si perdano le cose davvero sostanziali e che fino ad un attimo prima si davano per scontate. Dice un cittadino su un forum:
Oh santo Cielo, avevo sempre pensato che, se davvero fosse successa una catastrofe, avrei almeno avuto le biblioteche pubbliche per collegarmi ad Internet. Questa crisi si prospetta peggiore di quanto avessimo immaginato...

 

giovedì 3 settembre 2009

Golfo del Messico. "Enorme"... si fa per dire.

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Pubblicato da Debora Billi alle 13:36 in Current Affairs


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E' notizia di ieri la scoperta, da parte della BP, di un giacimento "gigante" nel Golfo del Messico. I giornali hanno strombazzato la notizia con grande spiegamento dell'aggettivo "enorme".
Vediamo quanto enorme.
Anzitutto, l'ubicazione: si trova a 400 km dalla costa (non una passeggiata), in 1200 metri d'acqua e a una profondità di 10.000 metri. Perforare un pozzo a 10.000 metri non è come perforarne 5 a 2000 metri, dice un amico che se ne intende parecchio. Entrerà in produzione nel 2012, se tutto va bene, va liscio, va tranquillo, cosa che vista la difficoltà non è affatto scontata. Ne abbiamo abbondanti esempi.
Ma torniamo all'enorme. Si parla di 3 miliardi di barili, e i giornali quando sentono "miliardi di barili" reagiscono sempre come se si fosse trovato un Bengodi in cui sguazzare per secoli. Ebbene, non è così: 3 miliardi di barili allungano i tempi di esaurimento del petrolio di ben... 35 giorni e 5 ore. Sì, perché il mondo consuma circa 1 miliardo di barili ogni 12 giorni, e quindi i "miliardi" non sono poi questo granché.
Se consideriamo poi che al tasso tipico di recupero per questo tipo di giacimenti compreso tra il 20 e il 30%, si possono ipotizzare riserve comprese tra 600 e 900 milioni di barili, a conti fatti possiamo stare tranquilli per una decina di giorni in più.
Approfitto per segnalarvi un'altra notizia che arriva dal Messico. Invece di ballare per le strade per via degli "enormi" giacimenti, i messicani covano una rivoluzione a causa della fame incombente. Meno 80-90% nei raccolti non è uno scherzo. Nell’immediato l’unica soluzione a disposizione del governo messicano per evitare la fame di massa è continuare a svenare il paese nell’importazione di alimenti. Ce lo spiega diffusamente Gennaro Carotenuto.