sabato 24 aprile 2010

I bucanieri del Terzo millennio




















I bucanieri del Terzo Millennio sono una minaccia per l'ambiente, la sicurezza e la neutralità del mare internazionale. Autodifesa dei singoli Stati o risposta della Comunità Internazionale? I quesiti del mare libero.

Vengono definite «acque internazionali», Ugo Grozio, che ne fu uno dei principali teorizzatori, le chiamava «mare libero», sono i grandi spazi marini al di fuori delle acque territoriali dei singoli Stati nei quali vige la libertà di navigazione di ciascun Paese. Tale principio è stato ripreso dalle più importanti convenzioni internazionali che si sono preoccupate per lo più di regolarne l’utilizzazione e una equa spartizione delle risorse ittiche e del sottosuolo. Ma oggi la neutralità/libertà degli oceani è compromessa da minacce globali, prime fra tutte quelle ambientali come le immense isole di plastica galleggiante (v. Nicolò Carnimeo, Oceani di plastica, in Limes n. Il clima del G2) o quelle relative alla sicurezza, terrorismo e pirateria.




I bucanieri del Terzo millennio hanno compreso la fragilità del nostro sistema economico legato ai trasporti marittimi e di fatto sono divenuti padroni del «mare libero», (Golfo di Aden e grandi porzioni dell’Oceano Indiano) senza che le flotte dei singoli Paesi – anche in collaborazione tra loro - possano riuscire ad arginare efficacemente il fenomeno. Ma le recenti dichiarazioni all’agenzia Reuters dell’Ammiraglio Mark Fitzgerald, comandante in capo della flotta statunitense per l’Europa e l’Africa assomigliano quasi ad una dichiarazione di resa.


Egli ritiene che se anche l’impegno navale dovesse duplicare, e senza considerare le enormi spese a cui si andrebbe incontro, non si potrebbe garantire la sicurezza della flotta mercantile mondiale. Le conclusioni sono che ogni nave o armatore deve attrezzarsi per difendersi autonomamente. Gli oceani rischiano così di trasformarsi in un nuovo Far West dove più che quello di libertà vige il principio di autodifesa. Viene raccomandato l’utilizzo di guardie private a bordo. Né si può pretendere, conclude l’Ammiraglio che gli Stati Uniti possano farsi carico da soli di questo problema visto che sono già impegnati su altri fronti.



L’International Maritime Bureau (istituzione diretta emanazione della Camera di Commercio Internazionale) è da sempre contrario alla militarizzazione di cargo e tanker, le statistiche dimostrano che vi sono conseguenze, soprattutto in termini di vite umane. Una posizione simile ha anche la Confitarma ribadita in più occasioni pubbliche. Sono, però, stati presentati nel nostro Parlamento alcuni disegni di legge l’ultimo il 14 aprile (a firma dei deputati del Pdl Scandroglio, Cassinelli, Berruti, Nola) i quali prevedono la possibilità di utilizzare guardie armate sui mercantili.

L’Italia seguirebbe così l’esempio della Spagna che ha previsto la presenza di guardie armate a bordo della sua flotta tonniera di pescherecci che opera al largo delle Seychelles, soluzione adottata anche dalla Francia che, però, ha preferito inviare truppe speciali della propria Marina.





La presenza di uomini armati sui pescherecci (vale bene ribadire soluzione adottata solo per Seychelles) in diverse occasioni ha portato dei buoni risultati, ma il rischio è sempre quello che si aumenti l’intensità del conflitto, lo dimostrano le recenti dichiarazioni di Vicente de la Cruz, presidente dell’associazione spagnola Ases (Spanish Association of Escorts) il quale riferisce che negli ultimi attacchi i pirati somali hanno utilizzato armi pesanti provenienti dall’ex Unione Sovietica (Kpv 14.5) che consentono di fare fuoco su una nave a due miglia di distanza e sono facilmente rintracciabili nel mercato nero delle armi in Somalia.



De la Cruz prevede di negoziare con le autorità governative delle Seychelles l’uso a bordo di pescherecci di armi simili, indica il 1270 Browning. A cosa potrà portare questa corsa agli armamenti? E cosa accadrebbe se i provvedimenti dovessero estendersi all’intera flotta mercantile e non solo a quella peschereccia? E in ultima istanza chi deve farsi carico della difesa dei mercantili, che sono «pezzi» naviganti dello Stato a cui appartengono?


Non è facile rispondere a questi quesiti specialmente nelle more di una emergenza quale è la pirateria, ma si può affermare che oggi l’intera comunità internazionale in un principio di leale, necessaria, collaborazione dividendo gli oneri debba avere nuova considerazione e farsi carico del «mare libero» perché esso rappresenta patrimonio e spazio di libertà dell’intera umanità. Chissà che il mare ancora una volta non ci indichi la giusta rotta.


Nicolò Carnimeo è giornalista e scrittore. Insegna Diritto della navigazione all'Università di Bari. E' autore del libro
Nei mari dei pirati” (Longanesi) sul fenomeno della pirateria a livello mondiale e che narra delle sue ricerche a bordo di cargo petroliere e barche da diporto.


L’idea di questa nuova rubrica di Limesonline non risiede solo nell’attualità dell’argomento, ma nel convincimento che gli episodi di moderna pirateria risultino essere una straordinaria chiave di lettura delle attuali dinamiche geopolitiche. Queste pagine potranno alimentarsi anche grazie ad uno scambio di esperienze e informazioni di chiunque vada per mare o si occupi dell’argomento e che è invitato sin d’ora a scrivere all'autore (nicolocarnimeo@gmail.com)

di Nicolò Carnimeo
Fonte: liMes


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